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I ponti

Pieve di Teco è situato a cavallo di due torrenti e quindi il suo territorio è ricco di punti di attraversamento.

Sull’Arroscia troviamo antichi ponti storici che consentivano l’attraversamento del fiume, verso i terreni ombrosi, in passato tenuti prevalentemente a castagneto e oggi ridotti a ceduo.

Il ponte di S. Giovanni è oggi in disuso e transennato, avendo la propria funzione sostituita da un adiacente ponte moderno connesso al vicino insediamento industriale. E’ perciò in sostanziale abbandono, anche se strutturalmente non appare pericolante.

Il ponte di S. Pietro è tuttora in uso agricolo.

Il ponte di S. Agostino, situato in posizione circa intermedia fra gli altri due, non esiste più, tranne pochi ruderi e la memoria storica. Evidentemente, distrutto nel 1625 in occasione dell’assedio, non è più stato ricostruito.

L’esistenza di ben tre ponti su quel tratto di Arroscia, mostra la notevole importanza economica attribuita in passato ai terreni e ai transiti su quella sponda.

Altri antichi ponti del paese sono quello dell’Ospitale, sull’Arrogna, allargato nell’ ‘800 e tuttora in attivo uso, e quello di S. Bernardino anch’esso sull’Arrogna e sottostante Nirasca, anch’esso in pieno uso.

Sulla testimonianza di vecchi pievesi esisterebbero tuttora, inglobati nei tunnel sottostante le piazze Cavour e Carenzi restano strutture (archi) assai verosimilmente riferibili agli antichi piccoli ponti che, subito fuori delle mura, attraversano i fossati dei Grassi e dei Cappuccini.

Questi tunnel sono stati fatti nell’Ottocento, allo scopo di permettere il flusso dei due fossati, dei Cappuccini e dei Grassi, sotto le due piazze, allora risistemate.

Per completezza, si ricorda che il ponte nuovo, sull’attuale Via Eula, venne costruito negli anni 1938-39, in previsione delle prossime ostilità: quello “sventramento” distrusse una parte, per fortuna non grande, del borgo medioevale.

Anche l’antico ponte medioevale della Paperéra, venne distrutto durante la II guerra mondiale

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